Ritratto fotografico di Gino Severini accanto allAutoritratto del 1913Mamiano di Traversetolo (Parma), fino al 3 luglio 2016
La Fondazione Magnani Rocca dedica una mostra monografica sul pittore Gino Severini (Cortona 1883 – Parigi 1966).
Dal Divisionismo al Futurismo, dal Cubismo al Classicismo: le stagioni creative di Severini sono rappresnatate in 100 opere, delle quali 25 inedite in Italia.

La mostra presso la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma) dal 19 marzo al 3 luglio 2016, a cura di Daniela Fonti e Stefano Roffi, intende celebrare l’intera attività di Gino Severini – allievo di Giacomo Balla, al quale la Fondazione ha recentemente dedicato una mostra di grande successo – non concentrandosi esclusivamente sul suo periodo di adesione al Futurismo e al Cubismo, cui sarebbero seguite, secondo alcune interpretazioni della critica, fasi interessanti ma non capitali per il linguaggio artistico del secolo XX; è infatti maturata la consapevolezza che il percorso artistico del pittore cortonese rappresenta fino alla fine, proprio nella sua articolazione e nella sua inquieta ricerca di “perfezione nella contemporaneità”, una perfetta parabola di protagonista del Novecento, attratto prima dalle rotture linguistiche dell’avanguardia e successivamente concentrato sulla ricerca di un equilibrio armonico, di ispirazione classica ma non vuotamente classicista, che caratterizzerà ogni successiva stagione, da quella, più rigorosa della misura aurea negli anni Venti e Trenta a quella pittoricamente più libera ed estroversa degli anni Quaranta, alle riprese neocubiste e neofuturiste dei Cinquanta e Sessanta.

Le stagioni di Gino Severini
L’esposizione prende spunto dalla presenza di due importanti opere di Severini nella collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca: la Danseuse articulée del 1915, capolavoro futurista, e la matissiana Natura morta con strumenti musicali, della prima metà degli anni quaranta, volute dal fondatore Luigi Magnani per il proprio tempio dell’Arte. Accanto a queste, vengono esposte circa cento opere, fra dipinti e lavori su carta di dimensioni importanti, fra cui alcuni studi preparatori che integrano significativamente la sequenza delle opere su tela o tavola. Sono ben venticinque le opere inedite, frutto di recenti scoperte, o mai esposte in Italia.
La pittura di Severini, pur nelle sue diverse stagioni espressive, contraddistinte nella maturità da varie riprese di tematiche affrontate nella giovinezza, è caratterizzata da una sostanziale fedeltà ad alcuni soggetti, che emergono nei suoi esordi e che – variamente declinati nelle epoche dello sperimentalismo linguistico dell’avanguardia o nelle riprese del naturalismo – definiscono la personalità della sua creazione artistica. Un’esposizione tematica, dunque, articolata non in successione cronologica ma nella rivisitazione del tema centrale delle varie Sale che, affrontato in chiave prima divisionista, poi futurista e cubista, non cessa di essere un agente operativo anche nei decenni della maturità. Alcuni temi – che sono, significativamente, quelli caratteristici del Novecento pittorico italiano, sia sperimentalista che “classico” – sono stati così individuati:

Il Ritratto/la Maschera
Il ritratto emerge subito agli inizi del secolo nella fase divisionista e resta un soggetto importante anche nel periodo futurista (ritratti della moglie, delle cantanti del Varietà, della famiglia) e, limitatamente, in quello cubista. Il suo “trionfo” avviene però nella splendida produzione dei secondi anni Trenta, con la rimeditazione della grande produzione del ritratto romano. In quest’ambito si iscrive anche la prolungata attenzione al tema delle Maschere italiane che dal 1915-16 arriva fino agli ultimi giorni, tema al centro di tutta la produzione per Léonce Rosenberg e della decorazione ad affresco del Salottino di Montegufoni (1921-22), che anticipa di dieci anni la riscoperta della “pittura murale”.

Gino Severini - Danseuse articulee 1915
Danseuse articulée 1915.


La Danza

È il tema che più lo contraddistingue nella koiné futurista, e per il quale elabora decine di composizioni che dal primo carattere più descrittivo-cinetico (le ballerine dei café-chantant) approdano a una formulazione quasi astratta di natura cosmica, nelle serie splendida delle Espansioni della luce.
Alla figura danzante, tuttavia impegnata nel balletto classico, ritornerà poi alla fine dei Quaranta, in opere neocubiste e neopuntiniste con le quali è sempre presente nelle Biennali veneziane del dopoguerra.
Il Paesaggio e la Natura morta
Entrambi i temi sono presenti sia nella fase divisionista che in quelle futurista e cubista ma è soprattutto la natura morta che domina decenni di pittura fino agli anni Cinquanta e Sessanta, come un soggetto d’elezione attraverso il quale analizzare il suo stesso sguardo rispetto alla restituzione delle forme del mondo.

La grande decorazione murale, di soggetto laico e religioso
Viene presentato un approfondimento dedicato alla grande decorazione murale che, in diversi periodi della vita e in risposta a diverse esigenze di carattere privato o di pubblica committenza, occupò l’attività del pittore in modo esclusivo. Della decorazione del Castello toscano di Montegufoni, che tuttora ospita l’incantevole Salottino delle Maschere musicanti (1921-1922), vengono proposti alcuni studi, come per la decorazione della Maison Rosenberg a Parigi (1928), oltre a studi e maquettes per le grandi commissioni degli anni Trenta/Quaranta.
Severini è poi fra i pochissimi artisti europei che abbia – in diversi decenni d’intenso lavoro – consapevolmente affrontato e risolto il tema della decorazione religiosa contemporanea, sfuggendo alle secche dell’ottocentismo più trito e innestando nella figurazione sacra le conquiste più meditate della pittura del Novecento.

Gino Severini - Zeus partorito dal sole 1954
Zeus partorito dal sole, 1954, tempera e collage su cartoncino, metri 2,71 x 4,12.


Il libro d’artista

Fleurs et masques del 1930 rappresenta il più alto contributo dato da Severini nel campo dell’arte del libro che proprio in quegli anni raggiungeva livelli ineguagliabili. Le tavole, splendidamente concepite e incise, ne fanno il più ammirato fra i libri d’artista del Novecento ed esemplificano il moto e l’arrivo della ricerca di Severini: è una suite musicale e teatrale, nella quale le geometrie delle nature morte sono accostate alle maschere della Commedia dell’arte, ai miti classici, alle rovine e alle maschere antiche, con l’altissimo risultato formale di una sorta di Déco metafisico.

 

Maria Elia De Seta Pignatelli meglio conosciuta come la Marchesa de Seta, muore tragicamente in un incidente stradale nel 1968. Definita da chi la incontrava “bellissima ed affascinante” la marchesa lasciò una traccia indelebile nelle vicende storiche e culturali del suo tempo. Amica personale di Marinetti e D’annunzio, promotrice di arti e cultura, la Marchesa tra le altre cose nel 1946 fondò il M.I.F. (Movimento italiano femminile), associazione che si prefiggeva di promuovere l’immagine della donna in Italia.
Questo celebre ritratto viene esposto in mostra, ritrovato dopo decenni di oblio. Un iconico dipinto che la ritrae con lo sguardo immobile e il braccio volitivo poggiato al fianco: in basso sulla sinistra due simboli mai svelati: un colombo e un pentacolo, forse di origine alchemica, forse un’allusione alla dea Venere.

Gino Severini - Marchesa De Seta
Ritratto della marchesa Maria de Seta, 1937, olio su tela.

 

Informazioni

SEVERINI – L’emozione e la regola
Dal 19 marzo al 3 luglio 2016
Fondazione Magnani Rocca
Via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma)
Orari: dal martedì al venerdì continuato 10-18
sabato, domenica e festivi continuato 10-19
(ultimo ingresso: un ora prima della chiusura)
Lunedì chiuso, aperto lunedì di Pasqua e lunedì 25 aprile. Aperto anche tutti i festivi.
Info e prenotazioni: tel. 0521 848327 / 848148
www.magnanirocca.it

 

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