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Firenze, fino al 3 gennaio 2019
Palazzo Strozzi ospita una grande mostra dedicata a Marina Abramović, una delle personalità più celebri e controverse dell’arte contemporanea, che con le sue opere ha rivoluzionato l’idea di performance mettendo alla prova il proprio corpo, i suoi limiti e le sue potenzialità di espressione.


 

 

L’evento si pone come una straordinaria retrospettiva che riunisce oltre 100 opere offrendo una panoramica sui lavori più famosi della sua carriera, dagli anni Sessanta agli anni Duemila, attraverso video, fotografie, dipinti, oggetti, installazioni e la riesecuzione dal vivo di sue celebri performance attraverso un gruppo di performer specificatamente formati e selezionati in occasione della mostra.


L’esposizione nasce dalla collaborazione diretta con l’artista nella volontà di proseguire – dopo Ai Weiwei e Bill Viola – la serie di mostre che hanno portato a esporre a Palazzo Strozzi i maggiori rappresentanti dell’arte contemporanea. Il palazzo, nuovamente utilizzato come luogo espositivo unitario, permettendo a Marina Abramović di confrontarsi per la prima volta con un’architettura rinascimentale, sottolineando anche lo stretto rapporto che ha avuto e continua ad avere con l’Italia.
La mostra ripercorre le principali tappe della carriera dell’artista che esordisce giovanissima a Belgrado come pittrice figurativa e poi astratta. È negli anni Settanta che inizia il lavoro nella performance attraverso l’utilizzo diretto del proprio corpo, come testimoniato in mostra dalla serie Rhythm (1973-1975), dalla celebre Art Must Be Beautiful/Artist Must Be Beautiful (1975) o da The Freeing Series (Memory, Voice, Body, 1975).
Nel 1975 conosce l’artista tedesco Ulay con cui nasce un rapporto sentimentale e professionale i cui simboli sono il furgone Citroën in cui i due hanno vissuto, esposto nel cortile di Palazzo Strozzi, o celebri performance di coppia come Imponderabilia (1977), dove il pubblico era costretto a passare attraverso i corpi nudi dei due artisti come fossero gli stipiti di una porta, o The Lovers (1988) con cui segnano la fine della loro relazione incontrandosi al centro della Grande Muraglia cinese per poi lasciarsi.
Negli anni Novanta il dramma della guerra in Bosnia ispira l’opera Balkan Baroque (1997), con cui vince il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia. Legate al mondo balcanico e alle proprie complesse dinamiche familiari sono presentate opere come The Hero (2001) dedicato al padre, eroe della resistenza, o il controverso ciclo Balkan Erotic Epic (2005). Parallelamente Abramović porta avanti una ricerca sulle tematiche di meditazione e trascendenza che trovano espressione nei Transitory Objects (1995-2015): strumenti energetici per viaggi interiori, realizzati con materiali come il quarzo o l’ossidiana.
Col passare degli anni le sue opere si dilatano nel tempo: manifesto è The Artist is Present (2010) al MoMA di New York, in cui per più di 700 ore nell’arco di 3 mesi ha fissato muta e immobile 1675 persone che si sono avvicendate davanti a lei, ponendo al centro il valore di una comunicazione energetica e spirituale tra artista e pubblico.
La mostra è organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, prodotta da Moderna Museet, Stoccolma in collaborazione con Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk e Bundeskunsthalle, Bonn.
A cura di Arturo Galansino, Fondazione Palazzo Strozzi, Lena Essling, Moderna Museet, con Tine Colstrup, Louisiana Museum of Modern Art, e Susanne Kleine, Bundeskunsthalle Bonn.

 

Marina Abramović. The Cleaner trova una sua fondamentale caratteristica nelle reperformances che si alternano ogni giorno all’interno dell’esposizione, realizzate da performer appositamente selezionati e formati.

Imponderabilia, 1977/2018
Tutti i giorni dalle ore 11.30 alle 19.30, giovedì fino alle 21.30 | Piano Nobile
La performance fu realizzata nel 1977 alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, dove Marina Abramović e Ulay trascorsero novanta minuti in piedi uno di fronte all’altro, immobili e nudi in uno stretto passaggio d’ingresso, costringendo i visitatori che volevano entrare nel museo a passare in mezzo a loro. La performance doveva durare sei ore, ma fu interrotta dalla polizia. Nella re-performance due performer sono nudi in uno stretto passaggio all’ingresso della prima sala del Piano Nobile e i visitatori possono scegliere se passare in mezzo ai due corpi o lateralmente.

Luminosity, 1997/2018
Lunedì, giovedì, venerdì dalle ore 15.00 alle 16.00, domenica dalle 12.00 alle 13.00 | Piano Nobile
Il lavoro suggerisce una riflessione sull’intensità della spiritualità che riesce a imporsi sulla fisicità del corpo attraverso il controllo del movimento, del ritmo e della gestualità. La perfomer, nuda, resta in equilibrio per trenta minuti su un sellino di bicicletta, con i piedi sospesi dal suolo, muovendo lentamente le braccia e le gambe. L’intensità della luce fa accrescere lentamente il volume dello spazio.

Cleaning the Mirror, 1995/2018
Martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica dalle ore 14.30 alle 19.30 | Piano Nobile
Sedendo con uno scheletro umano in grembo, con dolcezza e attenzione Marina Abramović cercava di pulirlo con una spazzola, ma si sporcava sempre più, poiché sciacquava la spazzola nell’acqua sporca. La re-performance rinvia, tra l’altro, a riti di morte tibetani che preparano i discepoli a diventare tutt’uno con la propria mortalità.

Freeing Series, 1975/2018
Giovedì e sabato dalle ore 16.00 | Strozzina
La serie rappresentò per Marina Abramović un rito di passaggio per “esorcizzare” il proprio contesto di origine prima di lasciare Belgrado. In Freeing the Memory il performer è seduto su una sedia e ripete ininterrottamente parole e frasi nella propria lingua. La performance termina quando non vengono più in mente parole. Freeing the Voice prevede che il performer, sdraiato a terra su un materasso con la testa rovesciata all’indietro, urla fino a perdere la voce. Freeing the Body la musica e il ritmo di un tamburo africano muovono il corpo del performer che con la testa fasciata da una benda nera danza e si muove fino a quando cade a terra esausto.


The House with the Ocean View, 2002/2018
Da mercoledì 28 novembre a domenica 9 dicembre
Nella galleria Sean Kelly di New York l’artista ha vissuto ininterrottamente per 12 giorni in silenzio e senza mangiare all’interno di una struttura sospesa e collegata a terra da scale i cui pioli erano stati sostituiti da coltelli taglienti. I visitatori potevano osservarla mentre dormiva, faceva la doccia o usava la toilette. Per la prima volta in Italia, l’opera sarà presentata come re-performance da mercoledì 28 novembre a domenica 9 dicembre.
Opere partecipative

Transitory Objects for Human Use
Tutti i giorni | Piano Nobile
I Transitory Objects for Human Use di Marina Abramović trovano il loro unico e ultimo senso solo nell’interazione con l’essere umano: solo così l’energia può circolare e l’oggetto può divenire davvero “transitorio”.

Counting the Rice (2015)
Tutti i giorni | Piano Nobile
È un esercizio di partecipazione pubblica, nato da una serie di workshop intitolati “Cleaning the House”. Invitati a isolarsi tramite cuffie insonorizzanti i visitatori si siedono a un tavolo per suddividere riso bianco e lenticchie nere, prendendo nota su un foglio del numero dei chicchi. Marina Abramović vuole dare al pubblico l’opportunità di riflettere sul senso del presente e su una nuova connessione con se stessi, infondendo un senso di calma, concentrazione e cura.


Informazioni

www.palazzostrozzi.org

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