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200 anni di Pellegrino Artusi4 agosto 2020: 
200 anni dalla nascita di Pellegrino Artusi
Il 4 agosto 1820 nasceva a Forlimpopoli Pellegrino Artusi.
Sono passati duecento anni e AmarilloArt vuole celebrare l’anniversario della nascita del padre della cucina italiana.

 
 

Appassionato di cibo e letteratura, riuscì ad unire nel libro che lo rese famoso didattica della gastronomia, racconti delle tradizioni popolari, commenti personali, il tutto condito con ironia e arguzia.

La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, manuale datato 1891, è l’opera che ha reso celebre in tutto il mondo Pellegrino Artusi da Forlimpopoli, scrittore, gastronomo e critico letterario, che verrà ricordato per quello che è stato definito “il Vangelo della cucina italiana”.

Il suo libro, noto anche semplicemente come “L’Artusi”, costituì una sorta di spartiacque nella cultura gastronomica dell’epoca, valorizzando la tradizione culinaria nazionale grazie anche alla sua grande ironia. Artusi, che ne pagò di tasca propria la pubblicazione, non avendo trovato nessun editore disposto a finanziarlo, raccolse ricette da tutta Italia descrivendole con piccoli commenti personali e prestando la giusta attenzione a quelle preparate in modo casalingo. Ecco perché a lui in tanti riconoscono il merito di aver dato dignità a un enorme mosaico di tradizioni regionali, tra fritture, ripieni, umidi, minestre, salse, arrosti, lessi, gelati e conserve. La sua opera conta oltre un milione di copie vendute, cento edizioni e traduzioni in svariate lingue.

Pellegrino Artusi nacque a Forlimpopoli il 4 agosto 1820, da Teresa Giunchi e Agostino. Dopo gli studi al Seminario di Bertinoro, cominciò ad occuparsi degli affari paterni, ma a segnare una svolta nella sua vita fu una incursione di briganti a Forlimpopoli, il 25 gennaio 1851. 
“Il Passatore” era un pericoloso brigante, Stefano Pelloni, che decise di assalire con la sua banda la città romagnola, con l’intento di rapinare le famiglie più ricche del paese in un giorno in cui l’alta borghesia del paese si era trovata a teatro per assistere al dramma “La morte di Sisara”. Quella notte, oltre a fare irruzione in platea, la banda del temuto brigante riuscì ad entrare anche in casa Artusi, rubando denaro e oggetti preziosi, ma anche violentando le donne di casa, tra cui la sorella Gertrude, che per lo choc impazzì e fu internata in manicomio. In seguito a questo episodio, la famiglia Artusi abbandonò la Romagna e si trasferì a Firenze, dove rilevò un banco di vendita di seta. Pellegrino trovò invece occupazione a Livorno in un’importante casa commerciale, fondando successivamente a Firenze un banco di sconto, che gli portò buon nome e ricchezza. Dall’allora capitale del Granducato di Toscana lo scrittore non si è più spostato, fino alla morte che lo colse all’età di 91 anni.

Godendo di una rendita consistente e di una vita agiata, Artusi non perse mai di vista le sue passioni: la letteratura e la cucina. Nel 1865 cambiò casa e si ritirò a vita privata, dedicandosi a tempo pieno ai suoi interessi culturali, scrivendo prima una biografia su Ugo Foscolo, poi “Osservazioni in appendice a 30 lettere del Giusti“. Questi due libri furono pubblicati a sue spese ma non ebbero lo stesso successo della successiva “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene“, del 1891. La prima edizione vendette mille copie e a questa seguirono numerose ristampe: in vent’anni lo stesso Artusi ne curò 15 edizioni. Ma “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” non fu solo un successo di pubblico: l’opera è considerata di grande importanza dai critici per il modello linguistico che usa, che contribuisce alla diffusione dell’italiano standard nella penisola.

Il volume, che ancora oggi conta una vastissima diffusione, raccoglie 790 ricette spiegate con approccio didattico e accompagnate da riflessioni e aneddoti dell’autore, in uno stile arguto e graffiante. Un esempio su tutti è la celebre frase “con questo manuale pratico basta si sappia tenere un mestolo in mano”. Basta poco, insomma, per portare in tutte le case italiane la scienza in cucina e l’arte del mangiar bene. Ed è proprio per questo che quello di Pellegrino Artusi, il cui corpo riposa al Cimitero di San Minato al Monte, resta ancora oggi un nome sacro per il mondo della cucina italiana. 

 

 

 

 

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