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colombo12 ottobre 2011
Columbus Day o Dia de la Raza

Il 12 ottobre 1492 Cristoforo Colombo arrivò nel Nuovo Mondo. In molti paesi delle Americhe si festeggia, per celebrare questa data storica: Columbus Day negli Stati Uniti, Día de las Culturas (Giorno delle culture) in Costa Rica, Discovery Day (Giorno della scoperta) nelle Bahamas, Día de la Hispanidad (Giorno della Ispanità) in Spagna, e rinominato da poco (nel 2002) Día de la Resistencia Indígena (Giorno della resistenza indigena) in Venezuela.

Il Día de la Raza
In America latina (ed in alcune comunità latinoamericane negli USA) il giorno dell'arrivo di Colombo nel continente viene celebrato con il nome di Dia de la Raza o Dia de la Hispanidad (letteralmente "Il Giorno della Razza") e si commemora il primo incontro tra gli Europei e i nativi americani. La festa è stata celebrata per la prima volta in Argentina nel 1917, in Venezuela nel 1921, in Cile nel 1923 e in Messico nel 1928. Questa festa si teneva anche in Spagna fino al 1958, quando il suo nome fu cambiato in "Día de la Hispanidad". In Spagna "la raza" (la razza) citata nel nome originale della festa era semplicemente quella spagnola, e non era presente la caratterizzazione di festa dei meticci presente in molti paesi sudamericani. Nel 2002 anche il Venezuela ha deciso di cambiare nome alla festa, chiamandola Día de la Resistencia Indígena (Giorno della resistenza indigena).

Negli Stati Uniti. Gli Americani di origine Italiana sentono il Columbus Day come una celebrazione che ricorda le loro doppie radici Italo-Americana. Questa festa è stata proposta come festa nazionale negli Stati Uniti da quando il Columbus Day fu celebrato anche dagli italiani a San Francisco nel 1869, che si unirono alle celebrazioni italiane di New York.
Il primo stato a riconoscere ufficialmente la ricorrenza fu il Colorado nel 1905 e nel 1937, su impulso dei Knights of Columbus (un'associazione cattolica che aveva adottato il nome del grande viaggiatore), il presidente Franklin Delano Roosevelt stabilì che il Columbus Day diventasse festa nazionale in tutti gli Stati Uniti. A partire dal 1971 il giorno in cui cade questa ricorrenza è fissato per il secondo lunedì del mese di ottobre (lo stesso giorno in cui nel vicino Canada si celebra invece il Giorno del Ringraziamento).
Gli Italoamericani sentono molto questa festività e sono particolarmente orgogliosi del fatto che sia stato Cristoforo Colombo, un navigatore italiano, il primo europeo a scoprire il continente americano. Negli Stati Uniti il Columbus Day le banche, uffici postali e uffici federali sono chiusi, così come gli uffici dell'ambasciata italiana a Washington D.C. e tutti i vari consolati italiani che si trovano nel paese. L'Empire State Building di New York City da vari anni usa accendere le sue luci, riproducendo così il tricolore italiano.

9 ottobre: serata inaugurale delle celebrazioni in USA
“Cristoforo Colombo ha aperto una fiera tradizione di italiani che hanno attraversato l'Atlantico fino alle nostre coste. Oggi, noi riconosciamo la loro indelebile influenza sul nostro Paese e celebriamo lo straordinario modo con cui hanno modellato l'esperienza americana” ha sottolineato il presidente Obama nel proclama con cui decreta l'inizio delle commemorazioni a Washington, New York e in tutti gli Stati Uniti.
“Da quel 12 ottobre del 1492 non vi è momento della storia comune in cui i nostri connazionali di ogni regione non siano stati protagonisti del successo della società americana” scrive Frattini nel messaggio agli italiani d'America letto dall'ambasciatore italiano negli Stati Uniti, Giulio Terzi nella serata inaugurale delle celebrazioni, col gala organizzato a New York dalla Columbus Citizens Foundation.

Il 10 ottobre su Fifth Avenue ha avuto luogo la tradizionale parata. Protagonista assoluta delle celebrazioni e’ la comunita’ italo-americana, che assume quest’anno un valore particolare con la ricorrenza del 150esimo anniversario dell’Unita’.
A guidare la 67esima edizione della parata lungo la Quinta Strada, che ha visto sfilare 35.000 partecipanti e oltre 100 tra carri a tema e bande musicali, è il Gran Marshal Joseph Plumeri, filantropo e amministratore delegato della Willis Group Holdings, insieme al sindaco di New York Michael Bloomberg e il commissario di polizia Raymond Kelly. Tra le personalità che hanno sfilato sulla Fifth Avenue il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo, e l’ambasciatore italiano negli Stati Uniti Giulio Terzi di Sant’Agata.
Vigili del fuoco, corpi di polizia, associazioni di studenti e gruppi di italo-americani hanno intrattenuto la folla di spettatori radunata lungo tutto il percorso della parata organizzata dalla Columbus Citizens Foundation. Gli oltre tre milioni di newyorkesi di origine italiana difendono con energia la propria identita’. Sono orgogliosi delle loro origini e si sentono alfieri di un paese che sta vivendo una situazione difficile. Tra i tanti eventi previsti per la giornata del 10 ottobre, anche un concerto del teatro Petruzzelli di Bari diretto da Alberto Veronesi al Lincoln Center di Manhattan.

Il 10 ottobre, gli oltre tre milioni di newyorkesi di origine italiana hanno festeggiato il Columbus Day
Il 10 ottobre è in festa la seconda città italiana al mondo: New York.
Solo tra il 1900 ed il 1920 si contarono circa quattro milioni di italiani che misero piede a Ellis Island. Per decenni, il numero di coloro che a New York si potevano considerare italiani era superiore alla stessa popolazione di Roma.
Il tricolore non passa di moda. Anche oggi la sfilata del Columbus Day sulla Fifth Avenue sarà aperta dai bersaglieri con il tricolore dal motto mazziniano «Dio e Patria»: la prima ondata di emigrazione italiana in America, nell'Ottocento, fu quella dei fuoriusciti politici.

Il Columbus Day è il momento in cui gli italiani di New York celebrano la loro identità. Sono in decine di migliaia a ritrovarsi all'incrocio fra la 47esima Strada e la Fifth Avenue per marciare verso nord, fino alla 72esima Strada, celebrando il giorno del 1492 in cui il navigatore genovese Cristoforo Colombo scoprì l'America.
La festa italoamericana cade ogni secondo lunedì di ottobre, viene proclamata dal presidente degli Stati Uniti ed è celebrata in tutto il Paese. «Se è vero che ogni gruppo etnico-religioso ha il giorno della propria parata a New York», scrive Maurizio Molinari (corrispondente a New York per La Stampa) nel suo ultimo libro “Gli italiani di New York”, «gli italiani si distinguono per due caratteristiche: la soverchiante presenza nei corpi di polizia, simbolo d'integrazione raggiunta, e le macchine d'epoca, in gran parte Ferrari e Maserati, considerate il fiore all'occhiello del Made in Italy».
New York è la più grande città italiana degli Usa: 3.372.512 newyorkesi di origine italiana, che rappresentano il 16% dei 21,2 milioni di abitanti della Grande New York, ovvero il primo gruppo etnico-linguistico nell'area urbana che include New York, Nord New Jersey e Long Island.
Chi sono gli italiani di New York e qual è il rapporto con la loro madrepatria? Parlano ancora l'italiano o lo hanno abbandonato definitivamente per l'inglese?
New York somma e sovrappone le identità italiane passate e presenti perché non tutti gli italiani che vi vivono condividono la stessa dimensione storica. Si passa dai top manager delle grandi banche d'affari, arrivati negli ultimi 20 anni, agli artigiani che confezionano dolci seguendo ricette che in Sicilia si tramandano da generazioni.
Decine di romanzi e film hanno spesso dipinto l'immagine di un popolo di mafiosi e cafoni. Oggi, con qualche eccezione, non c'è più razzismo antitaliano e sono cambiati i luoghi dove vivono i nostri connazionali. A partire dagli anni Cinquanta la Little Italy di Manhattan si è svuotata a favore di Brooklyn e, una generazione dopo, lo stesso spostamento in cerca di quartieri migliori ha portato gli immigrati di seconda e terza generazione a Staten Island e nel New Jersey. È sopravvissuta solo Arthur Avenue, nel Bronx, come roccaforte di italianità, che resiste ai nuovi arrivati albanesi e messicani.

Ciò che continua a distinguere gli italiani di New York è l'energia con cui difendono la loro identità. Si ritrovano infatti in una miriade di feste religiose, club e sodalizi, ognuno dei quali si richiama a un'origine geografica che va oltre le regioni e si declina in città, paesi, villaggi e frazioni urbane. Il risultato è un universo di voci e valori nel quale le contraddizioni fioriscono.

Per quanto riguarda la lingua italiana, molte generazioni di emigrati hanno continuato a parlare i propri dialetti. Spesso le nuove generazioni di italoamericani hanno scoperto per la prima volta la lingua di Dante solo sui banchi di scuola e a insegnargliela sono stati dei professori americani.
Forse è la cucina a meglio rappresentare il mosaico italiano. Il cibo è ciò che collega le famiglie al luogo d’origine. Piatti napoletani, calabresi, trentini e veneziani che mantengono viva la tradizione e il senso di comunità.

Dagli avventori alla festa di San Gennaro a Little Italy fino ai frequentatori notturni dei locali più esclusivi a Manhattan, infine, c'è un altro elemento che distingue gli italiani della Grande Mela: l'idea che mettendocela tutta ogni risultato è davvero possibile.
I ventenni che arrivano oggi per andare a studiare nelle migliori università, come i nostri migranti del secolo scorso, hanno questa stessa convinzione. New York continua a essere la custode del segreto del sogno americano.

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Due immagini dei resti della casa di Colombo a Genova.

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